Una delle chiese più interessanti dei dintorni quella di S. Vigilio, sita in una gola boscosa sotto il dosso di Rungg, noto ormai dal punto di vista archeologico, con cui forse collegata per un antico culto dell’acqua. Ogni anno - circa 20 m sotto l’atrio della chiesa - protetta da uno spuntone di roccia sgorga una fontanella con poca acqua. Si tratta di una fonte ad intermittenza (simile all’acqua santa che sgorga sotto l’altare di S. Medardo a Tarces in Venosta, o alla fonte che, vicina alla chiesa di S. Giovanni Battista di Faina a Laion, sopra il maso Sohler emette getti irregolari d’acqua).
La chiesa è menzionata già. attorno al 1353; è dedicata a S. Vigilio, patrono della diocesi di Trento. La scelta di questo santo, che assieme a S. Cassiano, è anche patrono della diocesi di Bolzano-Bressanone, potrebbe avere una duplice spiegazione: primo, perchè la fonte al di sotto della chiesa inizia a dare acqua attorno al 26 giugno, festa del santo vescovo; secondo, perchè un tempo il vicino ruscello segnava il confine diocesano. Nella nostra terra molto spesso si sono dedicate delle chiese ai santi diocesani, come ad esempio ai santi Ingenuino ed Alboino a Saubach presso Barbiano, a S. Vigilio presso Morter, a S. Ruperto, vescovo di Salisburgo, a Spinga e Tirolo, ai patroni di Aquileia, S. Ermagora e S. Fortunato, ad Albes ecc.
Ma non si esclude una connessione con il prominente luogo di culto a Rungg, la collina rocciosa a poche centinaia di metri sopra la chiesa; dopo i riti sacrificali - come presso molte religioni antiche - erano previste delle abluzioni, effettuate forse con l’acqua della piccola fonte in caverna. Tuttora un vecchio sentiero lastricato conduce dalla gola al santuario in quota.
La chiesa attuale un edificio nuovo del XV secolo. Secondo una leggenda la chiesa vecchia sarebbe stata distrutta dal franamento della montagna. L’edificio sacro, per quanto piccolo, ha tutte le caratteristiche di un edificio tardogotico stilisticamente puro e di pregevole qualità, il che fa pensare a dei fondatori molto ricchi e di alto rango. Gli stemmi dei Wolkenstein e della giudicatura di Zwingenstein del Renon sulle mensole parietali potrebbero essere un indizio in tale direzione. Quale terzo stemma conservato persino il marchio di capomastro.
All’esterno l’edificio presenta una raffinata zoccolatura, un cornicione del tetto, una porta ad arco acuto ad ovest sotto un atrio per pellegrini, finestre a sesto acuto e graziosi trafori nel campanile. Nelle vicinanze dell’odierno ingresso all’atrio, sull’angolo del muro, si scorge una maschera elegantemente scolpita, certamente l’immagine di un Uomo Selvaggio (nella lingua ladina, che sull’altipiano di Castelrotto e di Siusi si parlò a lungo, queste figure leggendarie si chiamano »sa1vans«; qui il mostro serviva da indicazione di difesa). Il gioiello della chiesa 1’altare a portelle con lo scrigno, la graziosa ancona e la predella tutta d’un pezzo, la base dell’altare stesso. Lo stipite murato proviene ancora dalla fine del XV secolo, il rivestimento risale alla ricostruzione del secolo scorso, quando il decano di Castelrotto, Alois Bamhackl di Cornaiano (1826-1889) - un autentico cultore dell’arte - fece erigere nel 1872 l’altare a portelle. Sotto tre timpani cuspidati sobriamente traforati si trovano le figure dei patroni della chiesa S. Vigilio, la Madonna con Bambino e S. Nicola. Sulla portella di sinistra, per chi osserva, c’ è S. Biagio e su quella di destra una santa incoronata. S. Vigilio, oltre al pastorale nella destra, regge nella sinistra un libro aperto su cui è appoggiato uno zoccolo: secondo la leggenda il santo sarebbe stato ucciso a colpi di zoccoli durante la sua attività missionaria in val Rendena nel Trentino. (Festa: 26 giugno; alla messa del patrocinio partecipano molti fedeli ed il coro anima con so1ennità. la liturgia; dopo, alcuni membri della banda musicale tengono un allegro concerto. In una nicchia all’ingresso della chiesa c’è una statuetta del patrono, ai cui piedi si fanno offerte in danaro, un’usanza antica che viene praticata anche il 14 febbraio a S. Valentino sopra Siusi. S. Nicolò ci noto per le tre mele d’oro sistemate su un libro: erano la dote per tre ragazze povere affinché potessero sposarsi dignitosamente senza esser costrette a mettersi sulla via del male (Festa: 6 dicembre). S. Biagio (Festa: 3 febbraio) fa parte dei 14 santi Ausiliatori. Avendo salvato con la sua benedizione un ragazzo che rischiava di morire soffocato per una lisca di pesce conficcata nella gola, il santo viene invocato come protettore dal mal di gola. Nella sua festa in ogni chiesa si svolgono delle solenni liturgie in cui il celebrante benedice la gola dei fedeli incrociando davanti a loro due candele accese. A fare il paio c'è il rilievo di S. Caterina d’Alessandria (Festa: 25 novembre), i cui attributi di riconoscimento - la spada del martirio e la ruota -sono andati persi. Secondo le informazioni di Carl Atz (1905) il decano Alois Bamhackl avrebbe prelevato le due portelle da un altare di Tesimo facendole applicare allo scrigno di S. Vigilio dal restauratore ed intagliatore bolzanino Oswald Haslwanter. L’intero altare, grazie all’eccellente cornice in colori ed oro del 1872, crea la sensazione di un autentico gioiello unitario, anche se la statua della Madonna, lo scrigno stesso e la graziosa ancona con il Gruppo della Crocifissione sono opere neogotiche. Il Gruppo della Natività. nella predella dell’altare risale all’epoca tardogotica (1550 ca.).
L’altare 1aterale con una Pietà, S. Ottilia e S. Elisabetta d’Ungheria presenta delle forme delicate a filigrana che rimandano al progetto del noto parroco ed intenditore d’arte Carl Atz di Terlano. S. Ottilia, una principessa alsaziana nata cieca, acquistò il dono della vista durante il battesimo per mano del santo vescovo Erhard. Nella diocesi sudtirolese le sono dedicate alcune chiese ed alcune opere d’arte, perchè nel medioevo e fino all’epoca moderna molti erano afflitti dal male agli occhi a causa delle cucine piene di fumo; ed era intensa l’invocazione a S. Ottilia. La sua festa cade il 13 dicembre - assieme a S. Lucia -ed è ancora tenuta in considerazione dalla popolazione rurale. S. Elisabetta d’Ungheria (19 novembre) è nota per esser stata benefattrice dei poveri a Wartburg. Morta nel 1231 dopo 24 anni di vedovanza, fu ben presto proclamata santa. Le sue reliquie riposano nello splendido duomo di Wartburg. È la patrona dell’Ordine Cavalleresco Teutonico.
A circa vent’anni dopo la costruzione della chiesa risale il Crocifisso che sta nella navata. Respira ormai l’atmosfera della Riforma e con quel perizoma in movimento sembra alludere agli anni agitati dalle parole e dalle opere di Lutero.
La chiesa stata restaurata quasi vent’anni fa. Il maggior vantaggio per l’esterno è stata la rimozione della lamiera del tetto sostituita da scandole di larice. Una volta ultimato il canale di drenaggio lungo il perimetro esterno, si è provveduto a ripulire la volta tinteggiandola a calce. Ora la chiesa si ripresenta come un capolavoro gradevole e testimonia la religiosità. del paese e della frazione. Dal 1991 è dotata di tre campane, a trazione elettrica, in onore di S. Vigilio, S. Cassiano e della Madonna.